Luca Bussotti

Sono state diverse le nazionali di calcio africane che hanno dato spettacolo in questo mondiale, anche se l’unica a qualificarsi ai quarti di finale è stato il Marocco, poi eliminato dalla Francia. Quella forse più iconica è stata la nazionale di Capo Verde, col portiere Vozinha a diventare, a quarant’anni, un idolo globale, superando qualsiasi confine continentale.

Ma la vittoria, per così dire, dell’Africa ai mondiali non ha tanto un sapore sportivo, quanto uno direttamente legato ai cambiamenti climatici che, oggi, colpiscono soprattutto il continente africano, ma che hanno fatto sentire il loro peso anche nei mondiali che si stanno per concludere. Non si tratta di una buona notizia, ma almeno di una condivisione di una condizione ormai comune a larga parte dell’umanità, che forse un evento della portata di un mondiale di calcio potrà far prendere un po’ più sul serio. Insomma, se fino a poco tempo fa era la sola Africa, o quasi, a soffrire di caldo estremo, siccità e inondazioni, oggi questo scenario è comune a grande parte dell’umanità. E a questioni globali occorre rispondere con soluzioni anch’esse globali…

Non interessa, qui, ricordare i dati sui cambiamenti climatici, né mettersi in un dibattito fra chi, da anni, ha assunto posizioni diverse. Ciò che importa, invece, è ricordare che il fenomeno esiste, e che soprattutto il continente africano ne è colpito in modo estremo. L’Africa contribuisce con non più del 4% alla produzione di gas serra, ma le sue perdite economiche causate dai cambiamenti climatici attestano una flessione del proprio PIL fra il 2 e il 5% all’anno. Gli effetti sono diversificati, a seconda delle aree geografiche: siccità estrema nel Sahel e nel Corno d’Africa, inondazioni nell’Africa sud-orientale, che si abbattono in paesi quali Madagascar, Tanzania, Kenya e Mozambico. Un paese come il Mozambico, per esempio, destina appena lo 0,14% del suo magro bilancio pubblico alla gestione di eventi naturali estremi, quali cicloni e inondazioni, ma le necessità reali, al fine di affrontare in modo strutturale le conseguenze di questi fenomeni, si aggirano intorno di 31 miliardi di euro…Una sproporzione che sta già facendo di questi paesi non soltanto le vittime di fenomeni naturali devastanti, ma anche e principalmente aree, da un lato ormai inabitabili (Sahel), e dall’altro sommerse da inondazioni continue, visto che esistono città (Beira in Mozambico, solo per fare un esempio) che si trovano, in larga misura, al di sotto del livello del mare, quindi destinate a scomparire fra non molto tempo.

Se questi aspetti sono forse poco noti ai più, gli effetti dei cambiamenti climatici si stanno facendo sentire anche in Europa: ogni estate il caldo si fa più torrido, interi territori, specialmente nel sud del Vecchio Continente, risultano così caldi da provocare vittime, in particolare fra la popolazione più anziana, oltre a un uso di energia elettrica che in più di una circostanza ha fatto scattare blackout, di cui, in Europa, non si aveva quasi più memoria (come accaduto nell’ovest della Francia, o in città come Milano, Roma e Napoli). Ma non sono soltanto i paesi dell’Europa meridionale a risentire degli effetti micidiali dei cambiamenti climatici: in Germania, l’Istituto Robert Koch stima più di 5000 morti a causa del caldo estremo, in Francia oltre 2000, in Belgio più di 1200, in Italia circa 2700. Negli Stati Uniti, dove i numeri sembrano essere un po’ più clementi, a inizio luglio una ventina di stati ha fatto registrare picchi termici intorno ai 38º, con decine di vittime trovate morte in case prive di condizionatori. Numeri che, se confermati alla fine della stagione estiva dell’emisfero nord, risulteranno devastanti, pari a una nuova pandemia.

Ecco, i mondiali potranno aver portato, forse, un contributo nel senso di una maggiore presa di coscienza rispetto a un processo di “africanizzazione” generale del clima planetario. Vedere partite fra le migliori squadre del mondo giocate per lunghi tratti a ritmi da rallentatore per risparmiare energie, giocatori come Bellingham o Haaland uscire prematuramente dal terreno di gioco per non stramazzare al suolo esausti, tutto ciò rappresenta un ottimo veicolo di diffusione – mediante immagini sportive – della tragedia che, nei prossimi anni, è destinata a ripetersi e accentuarsi durante i periodi estivi, sia nell’emisfero nord che, a stagioni invertite, in quello sud.

I prossimi mondiali saranno disputati, nel 2030, in Spagna, Portogallo e Marocco: non esistono previsioni metereologiche attendibili per quella data, ma le proiezioni dell’Organizzazione Metereologica Mondiale parlano di un incremento delle temperature, comprese quelle del periodo di luglio, quando i mondiali verranno disputati, superiori di 1-2 gradi rispetto alla media storica di quei paesi. Anche ammettendo che non vi sia un aumento termico, ma che si ripetano le temperature di quest’anno, ciò significa, per esempio, che in regioni quali Andalusia, Estremadura e Madrid potranno registrarsi temperature superiori ai 40º, mentre in città del Marocco quali Marrakesh e Fez il termometro arriverà molto vicino ai 50º. A quel punto il processo di africanizzazione climatico sarà compiuto in modo definitivo, anche all’interno del mondo del football: la FIFA dovrà pensare a far giocare i mondiali durante le stagioni invernali, sia quando essi saranno organizzati da paesi dell’emisfero nord che di quello meridionale.

Ma ciò che più interessa, al di là di eventi sportivi globali, è l’effetto di diffusione che essi potranno svolgere in termini di maggiore consapevolezza e urgenza nell’intervenire più seriamente almeno per limitare i danni sia della calura eccessiva che di cicloni e inondazioni che stanno cancellando dal pianeta terra intere regioni e paesi, specialmente nel sud globale. Forse a questo potranno servire le penose immagini delle stelle del calcio, costrette a uscire dalle rispettive partite per evitare guai fisici peggiori…Così come Vozinha ha fatto conoscere il proprio paese (Capo Verde), incrementandone il turismo, magari Haaland e Bellingham esausti e incapaci di terminare il quarto di finale che opponeva Norvegia a Inghilterra potrebbero stimolare interventi più concreti rispetto alla crisi derivante dal riscaldamento globale, a cominciare dalla rimodulazione dei calendari sportivi internazionali, per arrivare fino a progetti strutturali in quei paesi africani che stanno pagando un prezzo davvero eccessivo per cambiamenti climatici di cui partecipano in minima parte.


0 commenti

Lascia un commento

Segnaposto per l'avatar

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *